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Grifone e Bambin Gesù: le dichiarazioni degli esperti

Sabato mattina presentato "La prevenzione è un gioco di squadra", progetto del club rossoblù e della struttura medica: ospiti d'onore Roberto Mancini e Paolo Bonolis



Gismondi, Mancini, Parrotto e i bimbi del Grifone ©GR

La conferenza di presentazione di “La prevenzione è un gioco di squadra” - progetto nato dalla collaborazione tra il Grifone Monteverde e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù con il fine di sensibilizzare atleti e genitori in abito socio-sanitario - è stata emozionante e piena di vitalità, colorata dai sorrisi dei tanti giovani atleti rossoblù e dai bellissimi interventi dei relatori. Nell’Auditorium di San Paolo dell’OPBG si è creato un clima stupendo, che ha impreziosito tutti i presenti. Ad aprire l’evento il discorso del direttore generale del Bambin Gesù Ruggero Parrotto, ha fatto seguito l’intervento del presidente del Grifone Fulvio Gismondi e poi sono arrivate le attesissime parole dei due ospiti d’onore, il CT della Nazionale Italiana di Calcio Roberto Mancini e dello showman Paolo Bonolis. A seguire gli esperti dell’ospedale hanno incontrato i piccoli calciatori rossoblù. Ha cominciato Attilio Turchetta, responsabile medicina dello sport, spiegando come essa sia fondamentale per la sicurezza degli atleti: “Cosa fa la medicina dello sport? Il famoso certificato medico vi protegge, vi tutela ed è così importante per lo Stato italiano e le Regioni che è elargito gratuitamente. Per tutti i ragazzi, più e meno fortunati. La medicina aiuta anche gli adulti: previene quando state bene e vi cura quando state male”. Ha preso poi parola Guido Castelli Gattinara, responsabile unità vaccinazioni, parlando della vaccinazione negli sport di squadra: “L’attività sportiva e la prevenzione delle malattie hanno lo stesso fine: migliorare la qualità della vita. L’aspettativa di vita media è salita di 30 anni nell'ultimo mezzo secolo: ci sono tante malattie brutte, i vaccini le eliminano. C’è una probabilità di uno su un milione di avere danni collaterali dai vaccini: la prevenzione è gioco di squadra, chi é vaccinato protegge anche chi non lo è”. La palla passa poi a Valerio Nobili, responsabile epatologia, gastroenterologia e nutrizione, il quale ha illustrato i benefici di una corretta alimentazione per un giovane atleta: “Bisogna imparare sin da piccoli che ci sono cibi che si possono mangiare ogni giorno e altri no. Pesce, verdura e carne sono ottimi, servono spesso. Il bambino va salvaguardato, le cosiddette ‘schifezze’ devono essere l’eccezione alla regola. Non pensate di stare bene solo con una corretta alimentazione, serve anche e soprattutto la pratica sportiva: l’alimentazione è il 30%, lo sport il 70%. Il movimento protegge e aiuta il corpo”. A seguire tocca a Chiara Carducci, psicologa clinica, che ha mostrato l’effetto dell’aspetto psicologico nella competizione sportiva: "Sport e psicologia sono compagni di viaggio stretti, per ogni bambino, anche quelli con difficoltà fisiche o psicologiche. L’aspetto mentale è fortemente coinvolto nello sport, perché con esso si allenano tanti fattori della persona. Disciplina, rispetto delle regole, allenamento e superare le difficoltà, cooperazione nella competizione per raggiungere un obiettivo comune. Mente e corpo fanno ottenere risultati se coordinati”. Molto interessanti anche le dichiarazioni di Nicola Zamperini, responsabile comunicazione, circa l’impatto dei social network: “Al contrario del nome, i social sono il regno dell’individualismo. Nei social girano notizie false: occorre sempre confrontare le fonti, essere scettici e condividere solo quando si è sicuri. Quando si aprono i social si vedono tante cose in base al proprio interesse, per le scelte compiute; un altro filtro poi sono le relazioni instaurate. Nei social, fare gioco di squadra significa capire che il virtuale è reale: è cruciale comprendere che quello che di fa in rete ha conseguenze e che online bisogna fare, scrivere, condividere solo cose che si farebbero anche di persona”. In chiusura, il momento più toccante di tutto l’evento, ovvero l’invito del professor Renato Berardinelli: “Mi piacerebbe ripetere questo incontro a Palidoro, insieme a quei bambini che, per un motivo o per un altro, la tuta non la possono indossare”. L’applauso scrosciante è stato la prova di cosa il Grifone Monteverde ed il Bambin Gesù sono riusciti a fare.